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Dossier | L'oro verde di Puglia | Sommario
È nato da un «affare di famiglia» l’oro verde di Puglia. Al centro dell’ «affaire» c’è un albero tipico del bacino mediterraneo - l’ulivo - una pianta generosa, simbolo di forza, pace e longevità. La coltivazione dell’albero sacro a Minerva - e la conseguente estrazione dell’olio - si è svolta da secoli con metodi squisitamente tradizionali, nell’ambito del ristretto desco familiare: il nonno pianta l’albero, il figlio lo pota e il nipote raccoglie le olive. È stata proprio questa tenace sinergia generazionale a fare della Puglia la regione più olivetata d’Italia. Tradizione sì, ma occorre anche adeguarsi ai tempi nuovi per evitare che l’agricoltura possa segnare il passo e far sì che l’industria verde sia in grado di reggere l’agguerrita concorrenza non solo degli altri Paesi europei. Su questo punto il presidente regionale della Cia (Confederazione italiana agricoltori) Antonio Barile non ha dubbi.
«Siamo nell’era della globalizzazione - osserva - e bisogna mirare con tutte le forze alla qualità diversificata legata al territorio, ossia la tipicità. Si possono mantenere livelli di competizione alti se si punta a valorizzare le varie produzioni tipiche del nostro Paese. Obiettivo prioritario, dunque, é la diversificazione produttiva in Italia e nelle altre parti del mondo, senza creare perniciose conflittualità».

di Antonio Barile

 

Domanda - Presidente, questa diversificazione, ovviamente, comprende anche l’olio, ma in che maniera?
Risposta - «La qualità legata al territorio, e quindi la tipicità, è fondamentale; ed è una caratteristica precipua dell’olio di Puglia. Siamo una grande regione produttrice: 2 milioni di quintali circa all’anno di olio d’oliva, in gran parte extra-vergine, e diversificato sul territorio. Ad esempio, abbiamo l’olio della Daunia, l’olio della Terra di Bari (che si divide in olio coratino e olio di Bitonto) e l’olio della Terra d’Otranto. Tutti questi olii sono Dop, cioè a denominazione d’origine protetta. E rappresentano, appunto, una qualità diversificata legata al territorio. Per questa ragione, noi chiediamo adeguate politiche di valorizzazione e di promozione allo scopo di poter sortire positivi risultati».
D. - Ma è vero che la Dop è avversata da taluni imprenditori che non vogliono legare il prodotto al territorio?
R. - Sì, è vero. La Dop è garanzia soprattutto per i consumatori e, attualmente, è importante anche per agricoltori e olivicoltori. Sul mercato ci sono vari soggetti, abituati, soprattutto a livello industriale, ad offrire ai consumatori prodotti standardizzati, senza dare certezze sulla provenienza. Il che cozza con quella visione di agricoltura diversificata, legata al territorio; insomma, un’agricoltura di qualità. Noi abbiamo sostenuto grandi battaglie a favore delle Dop.
D. - E finalmente c’è stato l’atteso riconoscimento...
R. - Un riconoscimento ad una «leadership» qualitativa da parte della Comunità europea, che rappresenta il primo significativo passo per poter diffondere sul mercato italiano ed estero una produzione unica per caratteristiche organolettiche e salutistiche, che pone la Puglia al primo posto nel mondo.
D. - Un traguardo prestigioso!
R. - Grazie all’esistenza del marchio Dop è possibile garantire, con regole «europee», la qualità del prodotto, prodotto che deve essere sempre rintracciabile al fine di individuare i responsabili del processo produttivo, dall’olivicoltore al confezionatore. Come dire, tutti gli operatori del settore sono tenuti all’osservanza di regole precise: un comportamento corretto e irreprensibile degli associati dà maggiore forza alla tutela esercitata dai Consorzi stessi.
D. - E adesso?
R. - Adesso occorre l’impegno delle istituzioni che hanno responsabilità in materia a vari livelli, a cominciare dalla Regione. In altri termini, c’è bisogno di un’adeguata politica di promozione, di sostegno ai consorzi. Anche le Camere di Commercio devono lavorare sinergicamente per far conoscere le agricolture diversificate, gli olii tipici in modo che i consumatori siano adeguatamente informati.
D. - Oltre che per l’ortofrutta, la siccità di quest’anno è stata una iattura anche per l’olio?
R. - Purtroppo, ha colpito anche l’olio, proprio nel momento in cui la drupa aveva maggiore bisogno di acqua per poter crescere adeguatamente. Per fortuna, si è fatto ricorso all’irrigazione, ma questo comporterà, con tutta probabilità, costi aggiuntivi.
D. - Persiste ancora in agricoltura il pernicioso individualismo?
R.- L’individualismo può dirsi superato dalle tante iniziative che fanno perno su incentivi e politiche adeguate.
D. - In Puglia si produce qualità...
R. - E anche quantità. Ma l’agricoltore è ancora penalizzato da un basso reddito. Per invertire la situazione bisogna valorizzare i nostri prodotti. Che devono arrivare sugli scaffali dei supermercati col nome e cognome «Puglia».
In definitva, evviva le Dop!