| Sapevate che l’ulivo, specie quello che dimora in Puglia, dal Gargano all’estremo lembo del Salento, ha una marcia in più, quanto a carica erotica ed energia erculea, infusagli da Giove? Lo abbiamo appreso – con una certa meraviglia ed anche con un po’ di incredulità – da un maestro della fotografia, Luca De Napoli, che da qualche tempo – grazie ai ripetuti scatti della fedelissima macchina fotografica, rigorosamente caricata con pellicola tradizionale - sta dedicando con la “scrittura di luce” la sua attenzione agli ulivi pluricentenari di Puglia, riuscendo a carpirne i “Segreti Scolpiti” nei meandri dei tronchi e a farli oggetto di una serie di mostre in Italia e all’estero. Lo attesta anche l’evento più recente, in programma a Bari dal 7 settembre al Teatro Piccinni, dove sono in passerella sia gli ultimi “clic” di Luca De Napoli, sia le opere grafiche della moglie Ada Milone. Sia lui che Ada ce l’hanno messa tutta per offrirci non solo un peana all’albero caro a Minerva, ma anche per lanciare un severo monito a chi mette in atto attentati all’ambiente, tra i quali primeggia l’espianto-rapina di annosi e scultorei esemplari da portare al Nord per abbelllire ville e giardini di danarosi committenti.
E veniamo ora a quel pizzico di erotismo infuso da Giove negli alberi monumentali. Si narra dunque che il padre degli dei, dopo un’ennesima scappatella, sia stato costretto dalla gelosissima moglie Giunone a darsi una regolata. E allora lui, allergico alla vita casta e maritale, per ammazzare il tempo non trovò di meglio che indire una singolar tenzone tra gli abitanti dell’Olimpo: avrebbe vinto la gara chi avesse inventato la cosa più utile all’uomo. Poseidone fece sgorgare da una roccia acqua di mare; Minerva, invece, puntò le sue “chances” sull’ulivo, dalle cui drupe sgorgava un oro liquido.
Vinse, dunque, Minerva con quell’albero così nodoso e forte, il cui aplomb da “maschio che non deve chiedere mai” – come recita un noto slogan pubblicitario - aveva conquistato letteralmente il… guerriero a riposo. Il quale aveva già fatto un pensierino godereccio per le future metamorfosi: invece di trasformarsi in pioggia d’oro, come aveva fatto per concupire Danae, oppure in toro per rapire Europa, la bellissima figlia di Agenore, re dei Fenici, avrebbe assunto le sembianze di un ulivo. Un ulivo sui generis, però: che celava la tempra di uno stakanovista dell’alcova.
E proprio ulivi siffatti possiamo ammirare nelle immagini di Luca De Napoli e di Ada Milone, immagini che se da un lato esaltano la rude possanza del protagonista della mostra, che con le sue tenaci radici riesce a trovare un saldo appiglio, forando persino la dura pietra della Murgia, dall’altra esprime una sorprendente levità impalpabile ed evanescente dovuta ad una mano muliebre, quella di Ada Milone. |