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Press | Comunicati Stampa
05/09/2007
Misteriosi, come i vaticini della Sibilla gli sguardi fotografici di Luca De Napoli
Nei suoi scatti - così come nelle opere pittoriche di Ada Milone - si coglie la febbrile ansia di catturare l'anima essenziale ed archetipa della realtà pugliese.

Il segreto della “scrittura di luce” di Luca De Napoli? Risiede senza dubbio nella profonda tensione che è alla base del “suo”sguardo fotografico. Sguardo che va al di là di ogni suggestione descrittiva per approdare, attraverso un meditato processo di interpretazione e di astrazione, all’essenza più pura e strutturale della realtà rappresentata.

In altri termini i suoi scatti ci offrono una nuova variante dell’ulivo, visto talvolta nella sua gigantesca possanza, tal’altra vivisezionato in tanti inediti frammenti allo scopo di farci apprezzare il dettaglio; per indicarci, insomma, un percorso arcano che ci porti, sulle orme degli strani vaticini della Sibilla cumana, al disvelamento di questo o quel segreto che madre Natura ha voluto scolpire nel grembo di questi “nonnini” vegetali. Per molti versi, però – è bene precisarlo - quegli stessi scatti reinventano la fotografia di paesaggio.

L’avventura creativa di Luca De Napoli inizia con una “Nikon”, una fedele compagna con la quale dividerà il felice esordio, ma anche tanti entusiasmanti successi. Una macchina fotografica che gli cambia la vita - prima Luca si occupava quasi esclusivamente, come grafico pubblicitario, del suo avviato studio, la “Graphidea” - e che deciderà di andare in pensione solo quando avrà la certezza che il suo pupillo è ormai in mani sicure, essendo finito tra le braccia di una macchina fotografica che si avvale, in via esclusiva, di una pellicola tradizionale.

Ne abbiamo una convincente riprova nell’ultimo evento – la mostra “Segreti Scolpiti, Ulivi di Puglia” in corso al Teatro Piccinni dal 7 settembre – dove sono in passerella i suoi maxi-scatti, in bianco e nero e a colori, insieme con le opere pittoriche della moglie Ada Milone. E proprio qui – dicevamo – si ha contezza delle sue capacità interpretative, quasi istrionesche: il nostro Luca riesce a far coincidere il proprio occhio fisiologico con quello meccanico della camera trovando, con l’ausilio della ricerca e l’apporto dell’esperienza, un delicatissimo punto di equilibrio tra ottica e mimesi figurativa. Dove piatte e morbide campiture di verdi e di bruni occhieggiano tra l’azzurro del cielo, dove la profondità prospettica, talvolta solo accennata, punta ad esaltare, con estrema sensibilità, la bellezza sintetica degli spazi. Gli uomini sono assenti, ma l’atmosfera è sottilmente impregnata di profonda umanità e di nette scansioni cromatiche. E così le sue foto – pur avendo come oggetto gli ulivi di Puglia - diventano immagini senza confini geografici, sospese in una poetica e luminosa dimensione atemporale, capace di captare l’anima essenziale ed archetipa della realtà pugliese, trasformandola e sublimandola in visioni .di taglio quasi metafisico. Immagini che – scattate in diverse condizioni di luce e di tempo, attestano, nella loro semplicità minimale, un valore assoluto e immutabile: chi sa vedere, vede il mondo che ha dentro di sé”.